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ATLAS * TITUS
 

"C'era il mare, come sempre c'era stato ad Atlanta e in tutto il mondo, c'era una montagna sovrastata da un etereo arcobaleno, mai visti arcobaleni ad Atlanta, c'era un monte rosa che ne rifletteva i colori, quasi fosse di vetro soffiato, c'era una cascata ai suoi piedi, sopra elevata rispetto al mare, una limpida cascata che rifletteva in se monte, arcobaleno e cielo, mai visto niente di simile ad Atlanta, i monti rosa, l'arcobaleno poi il mare che si gonfia è Tsunami l'onda che si abbatte sul mondo portando morte e distruzione". Regana aprì improvvisamente gli occhi, sentiva il cuore battergli all'impazzata, per un lungo istante cercò di calmarsi in fin dei conti era stato solo un sogno, anche se aveva la netta sensazione che fosse qualcosa di più di una semplice fantasia dettata dal suo subconscio. Rotolò di lato lasciando che i suoi occhi, di un celeste annacquato incontrassero l'azzurro del cielo, per un lungo istante rimase inerme, ancora stordita dallo sciabordio delle onde. La luce del sole filtrava liberamente dall'immensa apertura circolare della grotta, proiettandosi a sprazzi sul pavimento di marmo, fu solo allora che realizzò di non essere più ad Atlanta. Cercò di alzarsi e nel farlo notò d'avere le mani impedite da una fune, si spostò di lato, guardandosi alle spalle con la coda dell'occhio, la corda piuttosto ispida al tatto le aveva graffiato i polsi, strano che non se ne fosse resa conto fin dall'inizio, il dolore era piuttosto intenso e la pelle di un bianco madre perla, era deturpata da una spessa riga rosso sangue. Regana si afflosciò sul pavimento cercando di mantenere la calma, ma qualcosa si mosse alle sue spalle, un'ombra indefinibile che la spaventò a morte, rotolò e strisciò carponi rannicchiandosi in un angolo, il più lontano possibile da quella presenza, lo spavento fu tale che piegò la fronte quasi a toccare terra, vomitando acqua e tossendo fino all'inverosimile, quando le fu passata alzò lo sguardo tremando come una foglia. L'uomo la guardò gelidamente, avanzò per poi fermarsi a pochi metri da lei come per concedersi un attimo di riflessione, "Sono trascorsi tre giorni dal tuo ritrovamento, da allora non hai aperto occhio, pensavo che stessi per andare all'altro mondo!" esclamò scagliando il secchio che teneva in grembo in un angolo della cella "il che mi sarebbe costato caro!". "Il re desidera vederti piccolo mostro!" esclamò sputando a terra, Regana alzò lo sguardo verso il gendarme indietreggiando spaventata, strisciò di lato e per poco non finì in acqua, osservò per la prima volta l'apertura nel pavimento piuttosto ampia e si accorse d'essere bagnata da capo ai piedi, era stato lui a gettarle tutta quell'acqua addosso? da quanto era che la osservava senza dire niente! Aveva detto che il re desiderava vederla? quale re? di chi stava parlando? ma dov'era? dove diamine era?. "Vuoi darti una mossa!" Tuonò l'uomo abbassandosi su di lei e alzandola di peso, Regana tossì barcollando, le doleva la schiena, le dolevano le gambe, per non parlare della testa, tanto che le restava difficile mantenersi in equilibrio. "E sta in piedi!!" esclamò lui spintonandola verso la porta "non capisco perché ti abbia salvata!! io, al posto suo ti avrei lasciata affogare, un'atlantidea in meno a cui dover rendere di conto... ora seguimi piccola sirena senza voce!!" Regana si voltò gelandolo con lo sguardo, non le piaceva essere trattata a quel modo, non le piaceva quanto aveva appena detto, come faceva a sapere tutte quelle cose di lei, lui la osservò sorpreso, per un attimo sembrò pure averne paura, ma dopo qualche istante tradì il suo timore, con una fragorosa risata. "E muoviti!" urlò spintonandola, Regana crollò in ginocchio non una ma più volte, intorpidita e disorientata da quanto le stava accadendo, ogni immagine ogni rumore le sfuggiva, poi l'uomo si fermò, trascinandola a se per un braccio. "Vieni piccola sirena e guarda di comportarti bene!" l'ammonì sollevando del tendaggio che ricadeva dal soffitto sul pavimento di marmo, in abbondanti pieghe. Regana paralizzata dalla paura rimase immobile, non riusciva a comprendere le sue intenzioni, ma lui con estrema indifferenza, l'afferrò per un braccio gettandola oltre l'apertura quasi fosse stata un sacco di patate. Entrò barcollando, abbagliata dalla luce che filtrava attraverso le vetrate della stanza, socchiuse gli occhi dolorante, dondolandosi sulle gambe, infine cadde in ginocchio. "Maestà!" annunciò il suo carceriere, inchinandosi con una mano sul cuore in segno di fedeltà e di rispetto, Regana sentì il cuore balzargli in gola, non sapeva dirsi perché, ma un brutto presentimento si fece strada in lei, con lo sguardo vagò sugli arazzi appesi alle pareti, sui vessilli delle case regnanti, sui volti divertiti dei presenti fino a giungere alla scalinata dove se ne stava Titus. Si lasciò sfuggire un'esclamazione di meraviglia, mentre lui la osservava intensamente e lei soffocata da quello sguardo si senti venire meno, era nelle mani del nemico, prigioniera per chissà quale scherzo del destino, da colui che un tempo era stato alleato degli Atlantidei, amico fidato di suo padre, nonché suo marito, nonostante il loro matrimonio fosse stato stroncato sul nascere dalla guerra. Tito si alzò in tutta la sua altezza, dominando l'intera sala dal suo trono, si liberò del mantello osservando i presenti uno, ad uno con aria disgustata, poi discese un gradino alla volta, teso in visi, come se stesse trattenendo la sua rabbia. "Non solo mi avete tenuto nascosta la sua prigionia, ma l'avete addirittura legata, rinchiusa come si fa con un volgarissimo ladro! la vostra stupida arroganza vi guazza il cervello! Quindi è vero, non posso più fidarmi di nessuno, resto solo quindi con pochi incerti fidati amici...". La sua voce era intensa piene di malinconia, si avvicinò a Settimio che nell'incrociare il suo sguardo abbassò la testa, le labbra di Tito si allungarono in un'espressione poco rassicurante, gli saltò improvvisamente addosso afferrandolo per il bavero e digrignando i denti, divenne cupo in viso "dovevi trattarla..." lasciò la frase in sospeso mollando la presa, Settimio per poco non cadde a terra, sbiancò in viso abbassando il capo in segno di sottomissione, ma non osò proferire parola "come una Regina...". Meravigliata da quelle parole che non sapeva dirsi se veritiere o di scherno, finalmente Regana osò alzare lo sguardo su di lui e un misto di paura e meraviglia s'impadronì dei suoi pensieri, era come se lo ricordava un uomo attempato, distinto e di bell'aspetto, coi capelli di un biondo intenso leggermente brizzolati e gli occhi di un verde scuro, Titus contraccambiò lo sguardo, abbassandosi su di lei e alzandola con estrema delicatezza, fino ad attirarla a se. "Regana...." gli sussurrò con voce profonda ad un orecchio "la figlia del mio ex alleato, la sirena senza voce.... La moglie che mi è stata sottratta!" Reghy ebbe un attimo di mancamento, ma lui la sostenne estraendo il pugnale dal fodero che teneva legato in vita, nella sala scese il silenzio, tutti temevano per il peggio, la lama si alzò scintillando, per poi ricadere verso il basso, la fune che le aveva lacerato i polsi, cadde a terra con un tonfo sordo, Reghy si lasciò sfuggire un sospiro di sollievo, afflosciandosi su se stessa e lui, la lasciò andare adagiandola con cura ai suoi piedi. "Che avete da guardare, avvoltoi che non siete altro!!! lasciateci soli! ORA SUBITO!" la voce di Titus echeggiò nella stanza come il rombo del tuono, nel giro di pochi attimi attorno a loro si fece il vuoto e il silenzio più assoluto, a parte Settimio che in preda alla disperazione se ne stava immobile come una statua, in attesa che Tito gli dicesse qualsiasi cosa. "Riguardo a te..." borbottò "la cosa non finisce qui! quando do un ordine voglio che sia quello, non osare più fare di testa tua!" il tono della sua voce era calmo e deciso, l'uomo per poco non crollò ai suoi piedi "ora va mettiti di guardia all'entrata non voglio essere disturbato, SONO STATO CHIARO!" l'uomo scattò sugli attenti inchinandosi non una ma più volte per poi scomparire oltre il tendaggio rosso scarlatto. Solo quando se ne fu andato Titus rivolse le sue attenzioni su Regana. Seguì un lungo istante di silenzio, la fissava con uno sguardo privo di qualsiasi espressione, difficile dire cosa provasse realmente, lei chinò il capo e chiuse gli occhi, cercando di trattenere le lacrime. "A cosa stai pensando?..." Gli chiese "a Marzio? A tuo padre? Alle tue sorelle?" le sue dita giocherellavano nervosamente col pugnale, tradendo il suo stato d'animo, Regana alzò leggermente lo sguardo, ma non rispose e lui gli sorrise, un sorriso ambiguo "mi dispiace per te, ma Marzio non c'è più..." lei rimase impassibile di fronte a quella notizia, forse avrebbe dovuto sciogliersi in lacrime, ma non lo fece. "Strana reazione la tua, non piangi il tuo defunto sposo... Tuo padre mi ha detto di disporre di te come mi pare e piace.. secondo te cosa dovrei fare....". Regana cercò di formulare una risposta qualsiasi, ma le sfuggì solo un gemito che finì in singhiozzi e lacrime, a quel punto Tito gettò via la maschera d'indifferenza e pentito si chinò su di lei abbracciandola "Regana potresti essere mia figlia lo sai?" annunciò osservandola intensamente "eppure era destinata a prendere il posto della mia povera moglie Isabella" seguì un lungo istante di silenzio un velo di tristezza cadde sul suo volto. "Non piangere più ti prego, non intendo farti del male..." le disse prendendola in braccio e salendo assieme a lei i gradini che conducevano al seggio "so cosa provi per me..." gli sussurrò adagiandola sul trono e coprendola col suo mantello, Regana smise di piangere e tremare, disorientata non riusciva a staccargli gli occhi di dosso "credo che tuo padre si sbagli su un sacco di cose... ". Titus le sfiorò le guance col palmo della mano e lei arrossì imbarazzata "sei sempre disposta a diventare mia moglie?." "Ma maestà!" Intervenne l'uomo che fino ad allora se ne era stato nella penombra ed aveva assistito a tutta la scena "Vitius... Avevo detto che desideravo restare da solo con lei!" Regana osservò la figura incappucciata, si scorgeva solo il lungo naso storto "Tiberio non è più vostro alleato e....". "ZITTO! Tiberio non lo è più, ma questa potrebbe essere l'occasione per riappacificarci, loro sanno come difendersi dalle maree noi no...", gli occhi di Vitius si posarono su Reghy scintillando gelidamente "la ragazza non ha il dono della voce, lo sapete benissimo!".  "Si, ma non è detto l'ultima parola, voi date tutto per scontato io invece credo che il tempo farà la sua parte, può darsi che il dono in lei si sia manifestato sotto altra forma". Lo stregone sembrò pensarci su "già... strano che nessuno non vi abbia mai fatto caso". Parlavano di lei come se non fosse stata presente, Reghy trattenne le lacrime per un attimo aveva creduto che l'amasse veramente, invece era solo un'occasione, un'occasione che avrebbe concesso a Tito e al suo regno di salvarsi dalle maree, mai lei possedeva davvero quel dono nascosto?

 

LATINO - ITALIANO

 

Tempestatis: Tempesta; 

NON FINISCE QUI....