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SEPTIES * sette giorni a Kirambur: Dies Primoris |MATUTTINUM
 

L’acqua fluiva libera lungo la schiena di Garide, disperdendosi in mille rivoli, per poi crepitare sulle mattonelle laccate di bianco e lui, rapito da chissà quali pensieri se ne stava immobile come una statua di marmo, con i palmi appoggiati contro i vetri appannati della cabina. Il getto d’acqua era gelido, a tal punto da far si che lo fosse anche l’aria circostante, Ghery respirò a fondo e piccole nuvolette bianche uscirono dalle sue labbra, ma ciò nonostante continuava ad avere caldo, a non trarne alcun sollievo, era una sensazione intensa la sua che lo stordiva ad ondate. Non aveva la minima idea di cosa gli stesse accadendo e benché non fosse il tipo da farsi prendere dal panico, nemmeno nelle situazioni più disperate, ora iniziava a sentirsi intimorito, minacciato dalla "cosa" che stava logorando il suo organismo. Garide staccò le mani dal vetro strofinandosi energicamente gli occhi, "Basta così" annunciò e il getto si spense lentamente, afferrò l’asciugamano con un gesto rapido della mano, passandoselo attorno alla vita e nel farlo non poté fare a meno di soffermarsi ad osservare la sua immagine riflessa. In quel preciso istante gli venne in mente solo un termine con cui definirsi quello di "mostro", era inutile continuare a negare l’evidenza, lo era stato da sempre per tutta Kirambur. Non aveva la pelle dorata dai caldi raggi del sole come i Sybari, ma di un bianco cadaverico, ne gli occhi color nocciola che in lui si accendevano di un verde arancio freddo, penetrante e che dire dei due incisivi che aveva perso e rimesso nell’arco di un giorno, lunghi e affilati come quelli di una tigre. Ma chi era in realtà e da dove veniva? Domande che continuava a ripetersi da anni. Abbassò lo sguardo, massaggiandosi energicamente i capelli con un altro asciugamano che subito dopo gettò da una parte, in preda ad una forte rabbia, era tutto inutile, qualsiasi cosa avesse fatto per tirarsi fuori dai guai sarebbe risultata vana, niente sfuggiva alla federazione. Adagiò i palmi delle mani sui bordi del lavabo, socchiudendo gli occhi, ancora non riusciva a farsene una ragione di quanto gli stava accadendo, perché esistevano persone come lui e Aloiso e soprattutto perché la federazione era così avversa nei loro confronti? Se erano mutanti o cloni, ciò significava che non erano li per puro caso, ma che la loro presenza era stata "forzata", forse perché destinata ad uno scopo ben preciso, ma quale? Un fascio di luce penetrò l’aria delineando la silhouette di un uomo anziano, distinto, ma finto in quanto immagine virtuale proiettata dal computer del Quinganpalace dove Garide abitava. "Signore messaggio in arrivo" annunciò questi pacatamente, Garide ammiccò con un lieve cenno del capo, continuando a dargli le spalle ancora immerso nelle sue riflessioni. L’immagine di Zac andò delineandosi lentamente, ne osservò il riflesso nello specchio con aria annoiata, "Ghery sono Zac" annunciò con voce crepitante, come se qualcosa stesse interferendo con la chiamata "Come stai?". "Forse non si nota!?", esclamò stizzito voltandosi lentamente verso di lui "sto da far schifo...", borbottò passandosi una mano sul viso madido di sudore, "...mi devi delle spiegazioni Zac..." i due si osservarono per un lungo istante, fino a quando Zancleiu non distolse lo sguardo da quello di Ghery. Era chiaro che suo fratello non aveva nessuna intenzione di rispondergli almeno non per il momento e lui sembrò leggergli nel pensiero, "in questo preciso istante meno ne parliamo e meglio è, ci siamo detti anche troppo", Garide scosse il capo piuttosto scocciato come per dire "lo sapevo", schioccò le dita e la luce si spense, la porta alla sua sinistra si aprì, per poi chiudersi rumorosamente alle sue spalle. Un altro schiocco di dita e il computer fece scattare le luci nel soggiorno, si guardò attorno con aria frastornata, riuscendo a stento a distinguere la sagoma del divano posto davanti all’immensa vetrata da cui si poteva ammirare una fetta di Kirambur. Alle sue spalle l’ologramma filtrò attraverso le pareti tornando ad essere nuovamente visibile, "mi dispiace Ghery... Ma ti prometto che avrai tutto il mio appoggio cerca soltanto di portare pazienza...". "Sono anni che porto pazienza! Venti lunghissimi anni ed è da altrettanto tempo che subisco ogni sorta di umiliazione e ora questo... Non ho più la certezza d’essere ciò che credevo... Non che mi fossi illuso d’essere uno di loro un Sybaro, o di poterlo diventare, ma per lo meno speravo che una parte di me fosse umana...". La voce di Garide carica di disperazione si spense, soffocata da un profondo respiro, Zac farfugliò qualcosa sottovoce per poi voltarsi flemmaticamente, come se alle sue spalle fosse inavvertitamente sopraggiunto qualcuno, "abbi fede, lo sai che non ti ho mai deluso... Ora devo lasciarti... scusami...", annunciò chiudendo il collegamento bruscamente. L’immagine dell’uomo anziano e distinto riapparve, sullo sfondo opaco del muro che si delineava dietro di lui, "Trasmissione interrotta signore" annunciò, mentre il fascio di luce lo inghiottiva pigramente "grazie per l’informazione!" commentò in tono aspro. Ghery premette il pulsante verde alla sua sinistra e l’anta del frigo si aprì senza fare alcun rumore, una leggera ventata d’aria fresca lo ristorò per un lungo istante, poi in tutta calma afferrò una lattina e lo sportello scivolò, chiudendosi automaticamente. "Caro Garide porta pazienza, sei troppo impulsivo" si disse sbeffeggiandosi e abbozzando un sorrisetto per niente ironico. "Al diavolo!", in uno scatto d’ira posò la lattina sul ripiano di marmo e questa sotto la pressione delle sue dita, si accartocciò leggermente sibilando, Garide osservò la nuvoletta d’aria che fuoriusciva dal piccolo foro, come fosse stato un evento unico al mondo, infine tirò via la linguetta gettandola da una parte. "Ho i giorni contati... E mi si dice di portare pazienza! Non è forse follia questa!?...". Le parole gli morirono sulle labbra, se fino ad allora aveva avuto la sensazione d’essere spiato, ora ne aveva la certezza. Socchiuse gli occhi, cercando di catturare ciò che lo sguardo non vedeva, aprì lentamente il cassetto, mettendo a fuoco l’ombra che furtivamente si muoveva alle sue spalle. Garide si voltò di scatto e un affilato coltello da cucina andò a conficcarsi sulla parete, qualcuno sussultò nella penombra, Ghery corrucciò la fronte continuando ad osservare con insistenza davanti a se. "Chi o cosa sei?" La silhouette di una donna si delineò sullo sfondo bianco del muro divenendo sempre più nitida, "Eudora!" Esclamò impulsivamente, senza sapere come e perché quel nome fosse uscito dalle sue labbra. Edy scosse i lunghi capelli castani, osservandolo prima lui con i suoi occhi di un rosso color nocciola e poi il coltello che aveva passato da parte, a parte la sua mantella inchiodandola al muro. "Cosa credevi di farmi con questo gingillo!", esclamò sfilandolo e porgendoglielo dalla parte del manico, Garide l’afferrò continuando a mantenere le distanze, senza mostrare ne meraviglia, ne paura, il suo viso cereo era imperturbabile e ciò sembrò infastidire Eudora. "Conosci il mio nome, ma non hai la minima idea di chi sono io vero?". "La cosa ne mi interessa ne mi riguarda non sono il tipo da farsi facilmente intimidire, quindi sei pregata di togliere il disturbo, altrimenti... sarò costretto a segnalarti alla federazione! A te la scelta". "Noto che la parola Federazione esce dalle due labbra a stento!" Esclamò lei, "adesso mi hai proprio stufato!" Ghery fece l’atto d’afferrarla per un braccio, ma lei con un solo gesto della mano, lo allontanò bruscamente da se. Garide la squadrò da capo ai piedi livido di rabbia, per poi afferrarla prontamente per la vita e trascinarla verso la porta d’ingresso "ringrazia il cielo, del mare di guai in qui mi trovo, altrimenti non so cosa mi avrebbe trattenuto dallo spedirti oltre la barriera!". Edy si dimenò sgusciando via dalle sue dita "Non sono qui con cattive intenzioni Garide Manson, ma se è la rissa ciò che cerchi allora ti accontento!", sferrò alcuni colpi cercando di colpirlo al viso e Ghery che sembrava prevedere ogni sua mossa, la osservò abbozzando un sorrisetto strafottente. "È tutto qui quello che sai fare?" La beffeggiò afferrandola per un braccio e spintonandola nuovamente verso la porta d’ingresso "mi hai già fatto perdere anche troppo tempo!". Eudora visibilmente scocciata, smise di opporre resistenza, si voltò improvvisamente verso di lui fissandolo intensamente, Ghery la guardò disorientato e stranamente la lasciò andare, nell'avvertire il peso lieve della sua mano contro suo petto, "come devo fare per convincerti!" esclamò lei "sono qui per tirarti fuori dai guai! non per creartene di nuovi!". Garide avvertì una fitta all'altezza del torace, mentre l'aria lo inghiottiva gorgogliando attorno a lui, preso alla sprovvista cercò di resistere, aggrappandosi a tutto ciò che gli si parava innanzi, ma alla fine senza sapere ne come e perché, si ritrovò inchiodato al soffitto. Edy abbassò la mano raggiungendolo con un balzo "non ho la più pallida idea di come ci sei riuscita e nemmeno mi interessa, ma adesso che ti sei divertita coi tuoi trucchetti da quattro soldi, ti sarei grato se mi liberassi immediatamente!" la osservò gelidamente e lei contraccambiò "ti pare questo il modo d’accogliere una vecchia conoscenza!". "NON SEI UNA VECCHIA CONOSCENZA!! e inoltre ti rammento che sei entrata in casa mia come una volgarissima ladra! Secondo te come dovrei accoglierti! a braccia aperte?" Sibilò in preda al disprezzo e all’odio più assoluto, dimenandosi nel vano tentativo di liberarsi dai lacci invisibile che lo paralizzavano. "Sei molto presuntuoso MUTANTE!" Esclamò lei scandendo l’ultima parola, Garide si lasciò sfuggire un’espressione di meraviglia "mi dispiace trattarti così... Una volta eravamo...". "per favore!... Dacci un taglio e dimmi cosa vuoi da me così la facciamo finita con tutta questa messa in scena!". "Zancleiu mi ha avvisato delle tue condizioni fisiche piuttosto precarie" annunciò sedendosi senza inibizioni a cavalluccio sopra di lui e il volto di Ghery, di fronte a tanta confidenza divenne ancora più livido di rabbia "per cosa o chi mi hai preso! Non sono il tuo...". "Sta zitto!" esclamò estraendo la pistola dalla fondina che portava legata in vita premendolo con forza contro il suo petto fino a farlo sussultare di dolore, era come divertita dalla situazione che si era venuta a creare "adesso sono io ad averne abbastanza delle tue inutili ciance!". Anche se profondamente preoccupato di ciò che gli sarebbe potuto accadere da lì a pochi istanti, Ghery rimase impassibile e Eudora nel vedere tanta sicurezza si lasciò sfuggire una risatina maligna, rabbuiandosi quasi subito. "Non cedi mai vero? Devi sempre fare il duro, del resto è una delle tue doti non avere mai paura... e se... avessi avuto l’ordine di ucciderti? Ora sull’istante!" La sua mano si spostò rapidamente verso la sua fronte "non ti vi è mai passato per la mente vero? ne a te, ne ad Aloiso, siete solo un peso per Zancleiu? un peso insostenibile!...". Garide osservò lo scintillio metallico che emanava la bocca dell’arma, rimanendo un lungo istante in silenzio "e tu sei un suo sicario... bella trovata, questa te sei la inventata così su due piedi, ciò che hai detto non ha alcun senso e se fosse vero allora perché non l'hai fatto subito! ne hai avute di occasioni a partire da stamattina, perché è da stamattina che mi spii o sbaglio!". "Non ti sbagli..." Edy l’abbassò l'arma portandola all’altezza del petto, premendo con mano ferma e decisa il grilletto, Garide sussultò più per la paura che fino ad allora aveva cercato di soffocare che per il dolore. Avvertì un lieve pizzicotto all'altezza del cuore e subito dopo un forte formicolio in tutto il corpo. "Questo dosatore, contiene la sostanza che ti aiuterà a rimetterti in sesto e a sopportare il dolore della mutazione che ha stravolto il tuo metabolismo..." Eudora si alzò inginocchiandosi accanto a lui "Garide... non ti ricordi proprio di me?". "No, ma perché dovrei farlo?" gli rispose "il fatto che sappi il tuo nome non vuol dire niente... si tratta solo di una coincidenza...", le parole gli morirono sulle labbra, improvvisamente si sentiva stanco "se lo dici tu... vuol dire che hai ragione e che dobbiamo iniziare tutto da capo". "basta per favore e liberami!" la voce di Garide risuonò flemmaticamente nell'aria, cercò di mettere a fuoco il volto di Eudora, ma attorno a lui colori, forme e suoni si mescolavano confondendosi fra loro, fino a formare un unico sfondo nero, ebbe l'impressione d'essere sotto sopra e in realtà lo era o forse era semplicemente tornato coi piedi per terra e non più appeso al soffitto sotto l'effetto di chissà quale stregoneria. Ghery aprì gli occhi movendosi languidamente nella pappina verdognola che lo circondava, era tutto tranquillo attorno a lui, o per lo meno lo rimase, fino a quanto non realizzò quanto gli stava accadendo, solo allora si sentì gelare il sangue nelle vene. Ecco dove lo aveva condotto Eudora, con tutte le sue inutili ciance, lo aveva gettato in pasto ai federali! Era stato condotto in un laboratorio e rinchiuso all'interno di quella che sembrava essere una grossa incubatrice, i suoi occhi passarono veloci sugli scaffali che correvano lungo i muri, sui corpi di strane creature che come lui erano stati imbottigliati, pronte ad essere sottoposte a chissà quali esperimenti. Dalla bocca di Ghery uscì un gorgoglio confuso, picchiò sui vetri attirando l'attenzione di alcune persone che stavano discutendo animatamente fra di loro e lui sembrava essere l'argomento principale della loro conversazione, non poteva sentirgli, ma fra quei volti ne riconobbe uno solo, quello di Zancleiu. Suo fratello scosse il capo assumendo un'espressione rassegnata, si staccò dal gruppo per avvicinarsi all'incubatrice dove era stato rinchiuso, appoggiò la mano al vetro e le sue labbra si mossero appena. "Ti tirerò fuori di qui..." gli parve di capire, Garide incrociò il suo sguardo per un lungo istante fino a quando il buio non lo inghiottì nuovamente. "Garide!" si riscosse aprendo gli occhi, si era trattato solo di un brutto incubo, o un ricordo emerso per chissà quale ragione dal passato, poteva avvertire la presenza di Eudora, ma non vederla. "Come ti senti..." la voce di Edy era a malapena percettibile, era simile a un eco portato dal vento, Ghery annaspò con le dita fra le lenzuola "mi sento meglio...", si passò una mano sul viso, cercando di intravederla nella semioscurità che era calata nella stanza "stai ancora giocando a nascondino! Per chi mi hai preso!" esclamò stizzito. "Mi spiace, ma non posso rendermi nuovamente visibile ne parlarti, se non che col pensiero, loro ci osservano". "Stai parlando dei federali?" Avvertì un lieve fruscio alla sua destra "si mi riferisco a loro". "Se ti manda Zac vuol dire che sai qualcosa..." Lasciò la frase incompiuta si era seduta accanto a lui e gli stava accarezzando il viso, Garide si scostò da lei piuttosto scocciato "cosa vuoi sapere chi sei? Da dove vieni?". "Comincia semplicemente dall’inizio fino ad oggi" gli chiese distendendosi nuovamente sulle coperte "come vuoi Garide... Kirambur è come un’immensa prigione dove si allevano creature umane, la barriera dove vengono rilegate è solo una scusa, i Sybari per quelli come Venus sono solo carne da macello". Garide si mostrò disgustato "ma chi è Venus". "Un vampiro, pure Zancleiu è uno di loro, ma immune alla luce del sole e non ha bisogno ne di carne umana, ne di sangue per il suo sostentamento, tutti i Victus sono vampiri minori, minori perché non sarebbero mai in grado di fronteggiare ne Venus ne i suoi simili". Seguì un lungo attimo di silenzio, Ghery non poteva credere alle proprie orecchie Zac era un vampiro e se lo era lui, lo era anche Aloiso. "So a cosa stai pensando, ma non è come credi Aloiso doveva essere un vampiro minore, ma qualcosa è andata male nella sperimentazione. Non so se te ne hanno mai parlato..." Edy fece una pausa "di cosa dovevano parlarmi, oltre a non dirmi niente sul mio passato". "Gli organi di Aloiso dovevano servire a Zancleiu che a quei tempi era stato colpito da una grave malattia, ma poi... la medicina ha fatto dei progressi, Zac si è ripreso e il suo clone ha finito per diventare suo fratello è stata una pillola amara da far ingoiare ai federali, Aloiso differisce da Zancleiu non solo per il colore della pelle, ma anche per tante altre cose che nemmeno ti puoi immaginare". "e io? ... Io cosa sono", Eudora esitò prima di rispondere, per un attimo credette che se ne fosse addirittura andata, l’aveva sentita scivolare via dal letto "tu sei un Federale o almeno dovevi esserlo...". Ghery rise "Un federale!... Io! Che diamine vai dicendo!", qualcosa si mosse acconto a lui "i federali sono cloni assoggettati al controllo mentale del nostro sovrano, tu dovevi essere una versione più evoluta, in grado di agire per il bene del tuo creatore, di tua spontanea volontà, ma la cosa gli è sfuggita di mano, hai persino tentato la fuga, ma loro ti hanno subito ritrovato...". Garide socchiuse gli occhi in preda ad una forte disperazione "iniziarono una lunga serie di esperimenti per capire cosa era andato storto... E Zancleiu che era sempre stato contrario all’iniziativa che aveva intrapreso Venus, organizzò la tua fuga, simulando un incidente. Il tuo corpo fu ritrovato carbonizzato, in uno dei tanti laboratori dove era stato fatto scoppiare l'incendio, ovviamente non era il tuo, ma quello di un altro". Ghery socchiuse gli occhi, come mai non ricordava nulla di quei giorni? "Qualche giorno dopo Aloiso ti trovò nel deserto in fin di vita, o almeno è quanto gli fu fatto credere. Nel parlare di te un bel giorno Zancleiu si lasciò sfuggire qualcosa dell’intervento a cui eri stato sottoposto, ovviamente cercò di rimediare alla sua gaf, inventandosi una volgarissima scusa. Fu un delicato intervento chirurgico, durante il quale venne modificato il tuo DNA, dovevi sembrare il più possibile simile ai Sybari, ma ci avevano avvisato che non sarebbe stato per sempre e che il tuo corpo prima o poi si sarebbe ribellato...". Ghery si girò di lato, non aveva intenzione di farsi vedere in lacrime non davanti ad una sconosciuta "c’è dell’altro che devo sapere?" Eudora tornò visibile, si adagiò sul bordo del letto in modo da poterlo vedere bene in viso. "Garide" gli disse asciugandogli le lacrime col palmo della mano "mi dispiace...". "Lo sai cosa me ne faccio delle tue scuse?!..." Edy lo zittì ponendogli un dito sulle labbra, ma lui scosse la testa volgendo lo sguardo altrove "il motivo per qui è stata simulata la tua morte e per il quale Zac continua a mettere a repentaglio la sua vita, è per evitare che Venus riesca a trovarti, almeno per il momento. Tu non immagini neanche di cosa sei capace, eri stato creato per uccidere! una potente macchina da guerra, ma dopo il fallimento riscontrato dai tuoi stessi creatori...". Eudora tornò ad essere invisibile "Venus ti voleva per se, il suo corpo e vecchio quanto la terra su qui viviamo e lui ha bisogno di un altro organismo che lo ospiti". Ghery sprofondò il viso nel cuscino in preda alla disperazione "stanotte ti mostrerò il vero volto di Kirambur, ora riposati Garide, devono passare sette ore, perché la medicina faccia effetto sul tuo organismo, dopodiché tornerai ad essere quello di un tempo".

 

LATINO - ITALIANO

 

Aestas: estate; Autummus: Autunno; Captìvitas: Prigionia; dies:  giorno; Finitio: Limite; Hiems: Inverno; mattutinum: Mattino; Nox: notte; Odim: Guardiano; Postmeridianus: Pomeriggio; primoris: Primo; SèPTIES: Sette volte; Urbis: Città; Vigilarum: Guardia, tenere sotto controllo; Victus: Nutrimento, genere o tenore di vita; Veris: primavera.