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L’acqua fluiva libera lungo la schiena
di Garide, disperdendosi in mille rivoli, per poi crepitare sulle
mattonelle laccate di bianco e lui, rapito da chissà quali
pensieri se ne stava immobile come una statua di marmo, con i
palmi appoggiati contro i vetri appannati della cabina. Il getto
d’acqua era gelido, a tal punto da far si che lo fosse anche
l’aria circostante, Ghery respirò a fondo e piccole nuvolette
bianche uscirono dalle sue labbra, ma ciò nonostante continuava
ad avere caldo, a non trarne alcun sollievo, era una sensazione
intensa la sua che lo stordiva ad ondate. Non aveva la minima
idea di cosa gli stesse accadendo e benché non fosse il tipo da
farsi prendere dal panico, nemmeno nelle situazioni più
disperate, ora iniziava a sentirsi intimorito, minacciato dalla
"cosa" che stava logorando il suo organismo. Garide staccò le
mani dal vetro strofinandosi energicamente gli occhi, "Basta
così" annunciò e il getto si spense lentamente, afferrò
l’asciugamano con un gesto rapido della mano, passandoselo
attorno alla vita e nel farlo non poté fare a meno di
soffermarsi ad osservare la sua immagine riflessa. In quel
preciso istante gli venne in mente solo un termine con cui
definirsi quello di "mostro", era inutile continuare a negare
l’evidenza, lo era stato da sempre per tutta Kirambur. Non aveva
la pelle dorata dai caldi raggi del sole come i Sybari, ma di un
bianco cadaverico, ne gli occhi color nocciola che in lui si
accendevano di un verde arancio freddo, penetrante e che dire
dei due incisivi che aveva perso e rimesso nell’arco di un
giorno, lunghi e affilati come quelli di una tigre. Ma chi era
in realtà e da dove veniva? Domande che continuava a ripetersi
da anni. Abbassò lo sguardo, massaggiandosi energicamente i
capelli con un altro asciugamano che subito dopo gettò da una
parte, in preda ad una forte rabbia, era tutto inutile,
qualsiasi cosa avesse fatto per tirarsi fuori dai guai sarebbe
risultata vana, niente sfuggiva alla federazione. Adagiò i palmi
delle mani sui bordi del lavabo, socchiudendo gli occhi, ancora
non riusciva a farsene una ragione di quanto gli stava
accadendo, perché esistevano persone come lui e Aloiso e
soprattutto perché la federazione era così avversa nei loro
confronti? Se erano mutanti o cloni, ciò significava che non
erano li per puro caso, ma che la loro presenza era stata
"forzata", forse perché destinata ad uno scopo ben preciso, ma
quale? Un fascio di luce penetrò l’aria delineando la silhouette
di un uomo anziano, distinto, ma finto in quanto immagine
virtuale proiettata dal computer del Quinganpalace dove Garide
abitava. "Signore messaggio in arrivo" annunciò questi
pacatamente, Garide ammiccò con un lieve cenno del capo,
continuando a dargli le spalle ancora immerso nelle sue
riflessioni. L’immagine di Zac andò delineandosi lentamente, ne
osservò il riflesso nello specchio con aria annoiata, "Ghery
sono Zac" annunciò con voce crepitante, come se qualcosa stesse
interferendo con la chiamata "Come stai?". "Forse non si
nota!?", esclamò stizzito voltandosi lentamente verso di lui
"sto da far schifo...", borbottò passandosi una mano sul viso
madido di sudore, "...mi devi delle spiegazioni Zac..." i due si
osservarono per un lungo istante, fino a quando Zancleiu non
distolse lo sguardo da quello di Ghery. Era chiaro che suo
fratello non aveva nessuna intenzione di rispondergli almeno non
per il momento e lui sembrò leggergli nel pensiero, "in questo
preciso istante meno ne parliamo e meglio è, ci siamo detti
anche troppo", Garide scosse il capo piuttosto scocciato come
per dire "lo sapevo", schioccò le dita e la luce si spense, la
porta alla sua sinistra si aprì, per poi chiudersi rumorosamente
alle sue spalle. Un altro schiocco di dita e il computer fece
scattare le luci nel soggiorno, si guardò attorno con aria
frastornata, riuscendo a stento a distinguere la sagoma del
divano posto davanti all’immensa vetrata da cui si poteva
ammirare una fetta di Kirambur. Alle sue spalle l’ologramma
filtrò attraverso le pareti tornando ad essere nuovamente
visibile, "mi dispiace Ghery... Ma ti prometto che avrai tutto
il mio appoggio cerca soltanto di portare pazienza...". "Sono
anni che porto pazienza! Venti lunghissimi anni ed è da
altrettanto tempo che subisco ogni sorta di umiliazione e ora
questo... Non ho più la certezza d’essere ciò che credevo... Non
che mi fossi illuso d’essere uno di loro un Sybaro, o di poterlo
diventare, ma per lo meno speravo che una parte di me fosse
umana...". La voce di Garide carica di disperazione si spense,
soffocata da un profondo respiro, Zac farfugliò qualcosa
sottovoce per poi voltarsi flemmaticamente, come se alle sue
spalle fosse inavvertitamente sopraggiunto qualcuno, "abbi fede,
lo sai che non ti ho mai deluso... Ora devo lasciarti...
scusami...", annunciò chiudendo il collegamento bruscamente.
L’immagine dell’uomo anziano e distinto riapparve, sullo sfondo
opaco del muro che si delineava dietro di lui, "Trasmissione
interrotta signore" annunciò, mentre il fascio di luce lo
inghiottiva pigramente "grazie per l’informazione!" commentò in
tono aspro. Ghery premette il pulsante verde alla sua sinistra e
l’anta del frigo si aprì senza fare alcun rumore, una leggera
ventata d’aria fresca lo ristorò per un lungo istante, poi in
tutta calma afferrò una lattina e lo sportello scivolò,
chiudendosi automaticamente. "Caro Garide porta pazienza, sei
troppo impulsivo" si disse sbeffeggiandosi e abbozzando un
sorrisetto per niente ironico. "Al diavolo!", in uno scatto
d’ira posò la lattina sul ripiano di marmo e questa sotto la
pressione delle sue dita, si accartocciò leggermente sibilando,
Garide osservò la nuvoletta d’aria che fuoriusciva dal piccolo
foro, come fosse stato un evento unico al mondo, infine tirò via
la linguetta gettandola da una parte. "Ho i giorni contati... E
mi si dice di portare pazienza! Non è forse follia questa!?...".
Le parole gli morirono sulle labbra, se fino ad allora aveva
avuto la sensazione d’essere spiato, ora ne aveva la certezza.
Socchiuse gli occhi, cercando di catturare ciò che lo sguardo
non vedeva, aprì lentamente il cassetto, mettendo a fuoco
l’ombra che furtivamente si muoveva alle sue spalle. Garide si
voltò di scatto e un affilato coltello da cucina andò a
conficcarsi sulla parete, qualcuno sussultò nella penombra,
Ghery corrucciò la fronte continuando ad osservare con
insistenza davanti a se.
"Chi o cosa sei?" La silhouette di una donna si delineò sullo
sfondo bianco del muro divenendo sempre più nitida, "Eudora!"
Esclamò impulsivamente, senza sapere come e perché quel nome
fosse uscito dalle sue labbra. Edy scosse i lunghi capelli
castani, osservandolo prima lui con i suoi occhi di un rosso
color nocciola e poi il coltello che aveva passato da parte, a
parte la sua mantella inchiodandola al muro. "Cosa credevi di
farmi con questo gingillo!", esclamò sfilandolo e porgendoglielo
dalla parte del manico, Garide l’afferrò continuando a mantenere
le distanze, senza mostrare ne meraviglia, ne paura, il suo viso
cereo era imperturbabile e ciò sembrò infastidire Eudora.
"Conosci il mio nome, ma non hai la minima idea di chi sono io
vero?". "La cosa ne mi interessa ne mi riguarda non sono il tipo
da farsi facilmente intimidire, quindi sei pregata di togliere
il disturbo, altrimenti... sarò costretto a segnalarti alla
federazione! A te la scelta". "Noto che la parola Federazione
esce dalle due labbra a stento!" Esclamò lei, "adesso mi hai
proprio stufato!" Ghery fece l’atto d’afferrarla per un braccio,
ma lei con un solo gesto della mano, lo allontanò bruscamente da
se. Garide la squadrò da capo ai piedi livido di rabbia, per poi
afferrarla prontamente per la vita e trascinarla verso la porta
d’ingresso "ringrazia il cielo, del mare di guai in qui mi
trovo, altrimenti non so cosa mi avrebbe trattenuto dallo
spedirti oltre la barriera!". Edy si dimenò sgusciando via dalle
sue dita "Non sono qui con cattive intenzioni Garide Manson, ma
se è la rissa ciò che cerchi allora ti accontento!", sferrò
alcuni colpi cercando di colpirlo al viso e Ghery che sembrava
prevedere ogni sua mossa, la osservò abbozzando un sorrisetto
strafottente. "È tutto qui quello che sai fare?" La beffeggiò
afferrandola per un braccio e spintonandola nuovamente verso la
porta d’ingresso "mi hai già fatto perdere anche troppo tempo!".
Eudora visibilmente scocciata, smise di opporre resistenza, si
voltò improvvisamente verso di lui fissandolo intensamente,
Ghery la guardò disorientato e stranamente la lasciò andare,
nell'avvertire il peso lieve della sua mano contro suo petto,
"come devo fare per convincerti!" esclamò lei "sono qui per
tirarti fuori dai guai! non per creartene di nuovi!". Garide
avvertì una fitta all'altezza del torace, mentre l'aria lo
inghiottiva gorgogliando attorno a lui, preso alla sprovvista
cercò di resistere, aggrappandosi a tutto ciò che gli si parava
innanzi, ma alla fine senza sapere ne come e perché, si ritrovò
inchiodato al soffitto. Edy abbassò la mano raggiungendolo con
un balzo "non ho la più pallida idea di come ci sei riuscita e
nemmeno mi interessa, ma adesso che ti sei divertita coi tuoi
trucchetti da quattro soldi, ti sarei grato se mi liberassi
immediatamente!" la osservò gelidamente e lei contraccambiò "ti
pare questo il modo d’accogliere una vecchia conoscenza!". "NON
SEI UNA VECCHIA CONOSCENZA!! e inoltre ti rammento che sei
entrata in casa mia come una volgarissima ladra! Secondo te come
dovrei accoglierti! a braccia aperte?" Sibilò in preda al
disprezzo e all’odio più assoluto, dimenandosi nel vano
tentativo di liberarsi dai lacci invisibile che lo
paralizzavano. "Sei molto presuntuoso MUTANTE!" Esclamò lei
scandendo l’ultima parola, Garide si lasciò sfuggire
un’espressione di meraviglia "mi dispiace trattarti così... Una
volta eravamo...". "per favore!... Dacci un taglio e dimmi cosa
vuoi da me così la facciamo finita con tutta questa messa in
scena!". "Zancleiu mi ha avvisato delle tue condizioni fisiche
piuttosto precarie" annunciò sedendosi senza inibizioni a
cavalluccio sopra di lui e il volto di Ghery, di fronte a tanta
confidenza divenne ancora più livido di rabbia "per cosa o chi
mi hai preso! Non sono il tuo...". "Sta zitto!" esclamò
estraendo la pistola dalla fondina che portava legata in vita
premendolo con forza contro il suo petto fino a farlo sussultare
di dolore, era come divertita dalla situazione che si era venuta
a creare "adesso sono io ad averne abbastanza delle tue inutili
ciance!". Anche se profondamente preoccupato di ciò che gli
sarebbe potuto accadere da lì a pochi istanti, Ghery rimase
impassibile e Eudora nel vedere tanta sicurezza si lasciò
sfuggire una risatina maligna, rabbuiandosi quasi subito. "Non
cedi mai vero? Devi sempre fare il duro, del resto è una delle
tue doti non avere mai paura... e se... avessi avuto l’ordine di
ucciderti? Ora sull’istante!" La sua mano si spostò rapidamente
verso la sua fronte "non ti vi è mai passato per la mente vero?
ne a te, ne ad Aloiso, siete solo un peso per Zancleiu? un peso
insostenibile!...". Garide osservò lo scintillio metallico che
emanava la bocca dell’arma, rimanendo un lungo istante in
silenzio "e tu sei un suo sicario... bella trovata, questa te
sei la inventata così su due piedi, ciò che hai detto non ha
alcun senso e se fosse vero allora perché non l'hai fatto
subito! ne hai avute di occasioni a partire da stamattina,
perché è da stamattina che mi spii o sbaglio!". "Non ti
sbagli..." Edy l’abbassò l'arma portandola all’altezza del
petto, premendo con mano ferma e decisa il grilletto, Garide
sussultò più per la paura che fino ad allora aveva cercato di
soffocare che per il dolore. Avvertì un lieve pizzicotto
all'altezza del cuore e subito dopo un forte formicolio in tutto
il corpo. "Questo dosatore, contiene la sostanza che ti aiuterà
a rimetterti in sesto e a sopportare il dolore della mutazione
che ha stravolto il tuo metabolismo..." Eudora si alzò
inginocchiandosi accanto a lui "Garide... non ti ricordi proprio
di me?". "No, ma perché dovrei farlo?" gli rispose "il fatto che
sappi il tuo nome non vuol dire niente... si tratta solo di una
coincidenza...", le parole gli morirono sulle labbra,
improvvisamente si sentiva stanco "se lo dici tu... vuol dire
che hai ragione e che dobbiamo iniziare tutto da capo". "basta
per favore e liberami!" la voce di Garide risuonò
flemmaticamente nell'aria, cercò di mettere a fuoco il volto di
Eudora, ma attorno a lui colori, forme e suoni si mescolavano
confondendosi fra loro, fino a formare un unico sfondo nero,
ebbe l'impressione d'essere sotto sopra e in realtà lo era o
forse era semplicemente tornato coi piedi per terra e non più
appeso al soffitto sotto l'effetto di chissà quale stregoneria.
Ghery aprì gli occhi movendosi languidamente nella pappina
verdognola che lo circondava, era tutto tranquillo attorno a
lui, o per lo meno lo rimase, fino a quanto non realizzò quanto
gli stava accadendo, solo allora si sentì gelare il sangue nelle
vene. Ecco dove lo aveva condotto Eudora, con tutte le sue
inutili ciance, lo aveva gettato in pasto ai federali! Era stato
condotto in un laboratorio e rinchiuso all'interno di quella che
sembrava essere una grossa incubatrice, i suoi occhi passarono
veloci sugli scaffali che correvano lungo i muri, sui corpi di
strane creature che come lui erano stati imbottigliati, pronte
ad essere sottoposte a chissà quali esperimenti. Dalla bocca di
Ghery uscì un gorgoglio confuso, picchiò sui vetri attirando
l'attenzione di alcune persone che stavano discutendo
animatamente fra di loro e lui sembrava essere l'argomento
principale della loro conversazione, non poteva sentirgli, ma
fra quei volti ne riconobbe uno solo, quello di Zancleiu. Suo
fratello scosse il capo assumendo un'espressione rassegnata, si
staccò dal gruppo per avvicinarsi all'incubatrice dove era stato
rinchiuso, appoggiò la mano al vetro e le sue labbra si mossero
appena. "Ti tirerò fuori di qui..." gli parve di capire, Garide
incrociò il suo sguardo per un lungo istante fino a quando il
buio non lo inghiottì nuovamente. "Garide!" si riscosse aprendo
gli occhi, si era trattato solo di un brutto incubo, o un
ricordo emerso per chissà quale ragione dal passato, poteva
avvertire la presenza di Eudora, ma non vederla. "Come ti
senti..." la voce di Edy era a malapena percettibile, era simile
a un eco portato dal vento, Ghery annaspò con le dita fra le
lenzuola "mi sento meglio...", si passò una mano sul viso,
cercando di intravederla nella semioscurità che era calata nella
stanza "stai ancora giocando a nascondino! Per chi mi hai
preso!" esclamò stizzito. "Mi spiace, ma non posso rendermi
nuovamente visibile ne parlarti, se non che col pensiero, loro
ci osservano". "Stai parlando dei federali?" Avvertì un lieve
fruscio alla sua destra "si mi riferisco a loro". "Se ti manda
Zac vuol dire che sai qualcosa..." Lasciò la frase incompiuta si
era seduta accanto a lui e gli stava accarezzando il viso,
Garide si scostò da lei piuttosto scocciato "cosa vuoi sapere
chi sei? Da dove vieni?". "Comincia semplicemente dall’inizio
fino ad oggi" gli chiese distendendosi nuovamente sulle coperte
"come vuoi Garide... Kirambur è come un’immensa prigione dove si
allevano creature umane, la barriera dove vengono rilegate è
solo una scusa, i Sybari per quelli come Venus sono solo carne
da macello". Garide si mostrò disgustato "ma chi è Venus". "Un
vampiro, pure Zancleiu è uno di loro, ma immune alla luce del
sole e non ha bisogno ne di carne umana, ne di sangue per il suo
sostentamento, tutti i Victus sono vampiri minori, minori perché
non sarebbero mai in grado di fronteggiare ne Venus ne i suoi
simili". Seguì un lungo attimo di silenzio, Ghery non poteva
credere alle proprie orecchie Zac era un vampiro e se lo era
lui, lo era anche Aloiso. "So a cosa stai pensando, ma non è
come credi Aloiso doveva essere un vampiro minore, ma qualcosa è
andata male nella sperimentazione. Non so se te ne hanno mai
parlato..." Edy fece una pausa "di cosa dovevano parlarmi, oltre
a non dirmi niente sul mio passato". "Gli organi di Aloiso
dovevano servire a Zancleiu che a quei tempi era stato colpito
da una grave malattia, ma poi... la medicina ha fatto dei
progressi, Zac si è ripreso e il suo clone ha finito per
diventare suo fratello è stata una pillola amara da far ingoiare
ai federali, Aloiso differisce da Zancleiu non solo per il
colore della pelle, ma anche per tante altre cose che nemmeno ti
puoi immaginare". "e io? ... Io cosa sono", Eudora esitò prima
di rispondere, per un attimo credette che se ne fosse
addirittura andata, l’aveva sentita scivolare via dal letto "tu
sei un Federale o almeno dovevi esserlo...". Ghery rise "Un
federale!... Io! Che diamine vai dicendo!", qualcosa si mosse
acconto a lui "i federali sono cloni assoggettati al controllo
mentale del nostro sovrano, tu dovevi essere una versione più
evoluta, in grado di agire per il bene del tuo creatore, di tua
spontanea volontà, ma la cosa gli è sfuggita di mano, hai
persino tentato la fuga, ma loro ti hanno subito ritrovato...".
Garide socchiuse gli occhi in preda ad una forte disperazione
"iniziarono una lunga serie di esperimenti per capire cosa era
andato storto... E Zancleiu che era sempre stato contrario
all’iniziativa che aveva intrapreso Venus, organizzò la tua
fuga, simulando un incidente. Il tuo corpo fu ritrovato
carbonizzato, in uno dei tanti laboratori dove era stato fatto
scoppiare l'incendio, ovviamente non era il tuo, ma quello di un
altro". Ghery socchiuse gli occhi, come mai non ricordava nulla
di quei giorni? "Qualche giorno dopo Aloiso ti trovò nel deserto
in fin di vita, o almeno è quanto gli fu fatto credere. Nel
parlare di te un bel giorno Zancleiu si lasciò sfuggire qualcosa
dell’intervento a cui eri stato sottoposto, ovviamente cercò di
rimediare alla sua gaf, inventandosi una volgarissima scusa. Fu
un delicato intervento chirurgico, durante il quale venne
modificato il tuo DNA, dovevi sembrare il più possibile simile
ai Sybari, ma ci avevano avvisato che non sarebbe stato per
sempre e che il tuo corpo prima o poi si sarebbe ribellato...".
Ghery si girò di lato, non aveva intenzione di farsi vedere in
lacrime non davanti ad una sconosciuta "c’è dell’altro che devo
sapere?" Eudora tornò visibile, si adagiò sul bordo del letto in
modo da poterlo vedere bene in viso. "Garide" gli disse
asciugandogli le lacrime col palmo della mano "mi dispiace...".
"Lo sai cosa me ne faccio delle tue scuse?!..." Edy lo zittì
ponendogli un dito sulle labbra, ma lui scosse la testa volgendo
lo sguardo altrove "il motivo per qui è stata simulata la tua
morte e per il quale Zac continua a mettere a repentaglio la sua
vita, è per evitare che Venus riesca a trovarti, almeno per il
momento. Tu non immagini neanche di cosa sei capace, eri stato
creato per uccidere! una potente macchina da guerra, ma dopo il
fallimento riscontrato dai tuoi stessi creatori...". Eudora
tornò ad essere invisibile "Venus ti voleva per se, il suo corpo
e vecchio quanto la terra su qui viviamo e lui ha bisogno di un
altro organismo che lo ospiti". Ghery sprofondò il viso nel
cuscino in preda alla disperazione "stanotte ti mostrerò il vero
volto di Kirambur, ora riposati Garide, devono passare sette
ore, perché la medicina faccia effetto sul tuo organismo,
dopodiché tornerai ad essere quello di un tempo".
LATINO
- ITALIANO
Aestas: estate;
Autummus:
Autunno; Captìvitas:
Prigionia; dies:
giorno; Finitio: Limite;
Hiems: Inverno;
mattutinum:
Mattino; Nox:
notte; Odim:
Guardiano;
Postmeridianus: Pomeriggio;
primoris: Primo;
SèPTIES: Sette volte;
Urbis: Città;
Vigilarum:
Guardia, tenere sotto controllo;
Victus:
Nutrimento, genere o tenore di vita;
Veris: primavera. |